Sincerità

martedì, 24 febbraio 2009

(una canzone della testa...banale banana di Fulvia)

Sincerità
Adesso è tutto così semplice
Con te che sei l’unico complice
Di questa storia magica
Sincerità
Un elemento imprescindibile
Per una relazione stabile
Che punti all’eternità
Adesso è un rapporto davvero
Ma siamo partiti da zero
All’inizio era poca ragione
Nel vortice della passione
E fare e rifare l’amore
Per ore, per ore, per ore
Aver poche cose da dirsi
Paura ed a volte pentirsi
Ed io coi miei sbalzi d’umore
E tu con le solite storie
Lasciarsi ogni due settimane
Bugie per non farmi soffrire
Ma a volte era meglio morire
Sincerità
Adesso è tutto così semplice
Con te che sei l’unico complice
Di questa storia magica
Sincerità
Un elemento imprescindibile
Per una relazione stabile
Che punti all’eternità
Adesso sembriamo due amici
Adesso noi siamo felici
Si litiga quello è normale
Ma poi si fa sempre l’amore
Parlando di tutto e di tutti
Facciamo duemila progetti
Tu a volte ritorni bambino
Ti stringo e ti tengo vicino
Sincerità
Scoprire tutti i lati deboli
Avere sogni come stimoli
Puntando all’eternità
Adesso tu sei mio
E ti appartengo anch’io
E mano ella mano dove andiamo si vedrà
Il sogno va da se, regina io e tu re
Di questa storia sempre a lieto fine
Sincerità
Adesso è tutto così semplice
Con te che sei l’unico complice
Di questa storia magica
Sincerità
Un elemento imprescindibile
Per una relazione stabile
Che punti all’eternità…

si chiude

venerdì, 09 novembre 2007
Questo blog chiude, almeno temporaneamente.
Non mi rispecchia più e me ne dispiace, sto cercando nuovi specchi, nuovi stagni sulla cui superficie riflettermi.
Fin tanto che non l'avrò trovata dovrete fare a meno di Fra Le Nuvole.

E comunque, per chi morisse dalla voglia di "sentirmi", basta che mi scriva, dove sono lo sapete.

Grazie a tutti e a presto, spero.

non denoto spigliatezza

giovedì, 25 ottobre 2007
che pseduo donna noiosa che sono. mi ritrovo infangata nella melma della mancata creatività, ho tante cose in testa ma non riesco a metterle giù, perchè non ho tempo. e quando ho tempo riesco a perderlo con una facilità imbarazzante. nel frattempo vado in biblioteca a prendere libri quasi del tutto inutili e che probabilmente non riuscirò mai a leggere, CARNE DI CANE DI guttierez, LA CITTA' DEL VENTESIMO SECOLO di secchi e una monografia su ungers, da cui spero di ricavare qualcosa di decente per almeno uno dei due progetti che devo, appunto, progettare. ieri ho comprato il nuovo i pod, quello azzurrino e quadrato, figata allucinante. e oggi mi è arrivata la Lucky Bag, per cui ero in lista da quattro giorni e sinceramente, memore dell'esperienza della dea in terra Becky Bloomwood, mi aspettavo di dover attendere almeno due mesi, ma, tant'è. oggi, per completare il quadretto generale, non sono neanche andata a lezione, tanto, cazzo ci andavo a fare, vado lì a disegnare schifezze e a restare attaccata alla macchinetta del caffè come una drogata, no grazie. naturalmente l'i pod si è piantato oggi dopo pranzo e sono dovuta andare al centro assistenza apple per farmi ridere in faccia, dal momento che LO SANNO TUTTI che l'i pod per sbloccarlo basta schiacciare contemporaneamente menu e il tasto centrale per qualche secondo. peccato che suze mi aveva detto il tasto centrale e PLAY non MENU. amen.
sul cinque stanno dando un film da endovena di morfina, almeno inizierei a delirare un po' e sarebbe più divertente, non so neanche perchè lo sto guardando, forse per continuare il programma di autodistruzione scientifica, come se ultimamente ce ne fosse bisogno no? e comunque la protagonista è più alta del protagonista uomo, fra l'altro, lei è quella che faceva quella telenovele tedesca ambientata al Furstenhoff o come diavolo si chiamava, quest'inverno, la guardavo sempre mentre puntinavo i disegni della tesi. che bei ricordi. mi piacerebbe tornare ai tempi della tesi, avevo qualcosa da fare e lo facevo, basta. qualcosa di non troppo impegnativo e nessuna gran mole di roba, sì, un po' di agitazione pre-consegna, ma tutto molto sopportabile. e poi riuscivo anche a stare sveglia la notte, cosa che adesso non riesco a fare e poi ho avuto la conferma di poter riuscire a gestire un'influenza da quaranta con svenimenti e vomitella continua anche da sola, o meglio, a casa da sola e con il fondamentale aiuto di Jun. chissà perchè dobbiamo parlare di ste cose inutili adesso, poi. gente, quasi quasi apro un altro blog dove non sarò io, non mi sento suffiecientemente spigliata qui.

e raffaella canta

martedì, 16 ottobre 2007

Ultimamente mi capita troppo spesso di intristirmi e di diventare acida e fastidiosa. Mi starò trasformando in una vedrana, lentamente ma inesorabilmente, oppure mi sveglierò in tale condizione una mattina nel mio letto, come nella METAMORFOSI di Kafka, una completa vedrana al cento percento, senza possibilità di recessione. Sono gli inconvenienti a cui può andare incontro una ragazza di oggi,a tal proposito potrei citare una canzone dei Baustelle (“forse perché non le piace la gente, o quella festa che ha dentro di sé, quando vorrebbe la tranquillità, il niente” – chi la indovina non vince niente, anche perché l’ho già citata un paio di volte). Jun dice che il motivo vero del mio incupimento è l’appartamento in cui vivo, che ogni volta che ci pensa viene tristezza anche a lei, ma io alla fine qua dentro non ci sto male, a parte quando Ivana inizia a pulire alle otto e mezza di domenica mattina mentre io carlita e raffaele cerchiamo di dormire perché siamo tornati alle cinque di notte. Oppure quando, sempre la domenica mattina, ma alle dieci e un quarto, parla a circa duemilacinquecento decibel al telefono in bagno e poi si lamenta perché quando torno a casa la notte e sbatto la porta – ma cazzarola, sarà colpa mia se la porta non si chiude altrimenti! Io invece imputerei la mia tristezza a ben altri motivi, tra cui non ultimo il fatto che tre giorni fa, dopo due settimane che non vedevo Okkasan, questa mi ha accolta con un “Hai una faccia strana Fra, ma che hai messo su un po’ di peso?...no perché guarda che io sono contenta se hai messo su un due chiletti”. Mamma poco sensibile e urticante involontariamente. Potrei anche pesare trenta chili ed essere in punto di morte, ma non puoi venirmi a dire che sono ingrassata, è geneticamente inconcepibile per una ragazza essere contenta o perlomeno indifferente a una cosa del genere. Oltretutto, per continuare il mio regime di ingrassamento, naturalmente mi ha riempito un piatto cono di ravioli e a mettermi davanti roba tipo mozzarella e pan carrè e frutta sciroppata, mentre l’unica cosa che volevo era che il pranzo giungesse al termine per mangiarmi i pan di stelle che avevo visto in dispensa, dal momento che è da circa tre settimane che non tocco un biscotto o un dolcino che sia diverso da una pallina di gelato o una brioche avanzata del Barbaro e devo dire che ne sento la mancanza. Ho bisogno di un FOTTUTO BUON DOLCINO COME SI DEVE! Probabilmente anche per questo motivo sono leggermente irritabile ultimamente. Una persona normale non può nutrirsi quasi esclusivamente di pizza, kebab, cinese, piadina e panini e poi pretendere di mantenere un equilibrio mentale, o no? Il fatto è che proprio non ci riesco a usare la cucina, non ho tempo e, soprattutto, non ho niente in dispensa a parte tre tipi diversi di crackers, pasta, cous cous, riso e mais. I tre tipi di crackers però sono speciali, tutti Vitasnella ovviamente. Bah, che vergogna. In quanto ai liquidi ingerisco praticamente solo alcol, succhi di frutta e caffè al ginseng, l’acqua la incontro più o meno due o tre volte alla settimana, ma sempre in gran quantità, roba da due litri in un’ora. Anche l’acqua è Vitasnella comunque, tanto per essere precisi. Oh, ma sentite, checcipossofare? Io alla fine sto bene così. Poi magari va a finire che rischio di scoppiare a piangere durante il corso intensivo di francese di sei ore il sabato mattina, mentre la maestra ci fa sentire UNE BELLE HISTOIRE di michel fugain, chissà perchè, solo che più la ascoltavo, più mi saliva il magone. Il che potrebbe anche sembrare normale visto che non è propriamente la canzone più allegra di questo mondo e farebbe intristire anche la persona più ottimista e allegra di questo mondo, ma non potevo permettermi di farlo davanti ai miei compagni di corso: rispettivamente Giulia quella che sembra Violante Placido dopo una plastica imbruttente, Anna l’amica di Dario che si porta il pranzo da casa d io certa gente non riuscirò mai a capirla (fortuna che mi ha detto che la prossima volta andiamo al Mac Donald), Willy il trentanovenne mezzo francese sostanzialmente disoccupato al suo quarto anno sabbatico non si capisce dopo cosa ma che in realtà lavora per qualcosa tipo medici senza frontiere, Viviana che ha offerto da bere a tutti per il suo compleanno sembra scema ma è sgaia, Massimo che avevo scambiato per il dee-jay che era venuto al Barbaro per il Friuli Doc – solo messo molto più a lucido –che fa i corsi di cucina e sembra Geronimo Stilton, e poi dulcis in fundo il meglio del meglio, che naturalmente è arrivato in ritardo il primo giorno, ovvero Ramon, il designer alla Fabio Volo che ho fissato in modo fastidioso per circa quattro decimi del corso (altri quattro decimi pensavo ad altro e cercavo di non piangere, i restanti due decimi sono stata attenta). E poi, tanto per essere precisi, non è che una possa essere il massimo della felicità quando il suo titolare le deve due mesi di stipendio e per risparmiare è tentata di accettare gli inviti a cena di vecchi sessantacinquenni clienti del bar che vogliono portarla a mangiare FEGATO ALLA VENEZIANA e non è neanche in grado di comprarsi quella MERAVIGLIOSA borsa viola lucido che hanno all’Olimpionico, cazzo cazzo cazzo – voglio quella borsa, la voglio adesso qui, subito, immantinente, insieme a una bruschetta con il pomodoro della Polse, una prospettiva già fatta per Garbin e un caminetto da tenere in salotto e accendere quando si muore di freddo, cioè adesso. Però potrei fare a meno anche di tutto il resto se solo avessi quella borsa grande enorme e bellissima. Vedete, io l’ho sempre detto che sono una ragazza semplice.

Vostra Fra, di nuovo in posizione Nadu

aurora sogna

giovedì, 11 ottobre 2007

(Si inizierà da un nuovo inizio? Un nuovo blog e magari un nuovo cervello?)

Si sveglia che fa buio ormai d'abitudine
La notte le regala un'aria più complice
Detesta il vuoto dei rumori della realtà
(aurora sogna)
Ma col volume a stecca può sopravvire
(aurora sogna)
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico che faccia di lei
Qualcosa fuori dal normale
Qualche gelato al giorno forse la nutrirà
Non crede nell'amore in cio' è molto semplice
Come si chiama questa voglia di vivere
(aurora sogna)
Che nel suo corpo ha bisogno di espandere
(aurora sogna)
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Labbra cromate ricordi seriali
Emozioni e un nuovo impianto sessuale
Lei senza più mangiare lei senza più dormire
Lei senza più mangiare lei senza più dormire
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico
Che faccia di lei qualcosa fuori dal normale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Le stesse facce che ogni giorno fanno male
Le stesse voci recitanti giudicare
Posa l'orecchio sul bicchiere e sente il mare
Ma non il suono della musica che piace a lei
La solitudine che indossa è più normale
Di una prudente saggia e isterica morale
Aurora sogna e nei suoi sogni sa cercare
Senza paura un'esclusiva felicità
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Sogna di un bisturi amico che faccia di lei
Qualcosa fuori dal normale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Occhi bionici più adrenalina
Sensori e ciberbenetica neurale
Sogna una carne sintetica
Nuovi attributi e un microchip emozionale
Labbra cromate ricordi seriali
Emozioni e un nuovo impianto sessuale

(Stesso indirizzo e template diverso? Nuove categorie e una faccia meravigliosamente nuova? Cambiare casa virtuale, ma per andare dove?)

il comunismo della bicicletta

martedì, 09 ottobre 2007
Ieri stavo tornando dall'università in macchina con Jun. Insieme a noi, la nuova tavoletta del water e un gelato caldo al monte bianco in pancia (chiamasi anche GELATO FUFFA, essere una delle cose più buone che io abbia mai mangiato in vita mia, da provare in tutti gli altri gusti e in quantità - ovviamente - industriale; per quanto riguarda la tavoletta, c'è poco da dire, è brutta come qualsiasi altra tavoletta del cesso che abbia potuto comprare e presumibilmente molto più difficile da montare rispetto a qualsiasi altra tavoletta del cesso che abbia potuto comprare, questo è quanto, pace e bene). Fatto sta che dopo la liberazione della mia bici grazie alle tenaglie che Moralizz mi ha gentilmente portato l'altra sera, l'utilizzo della bici stessa è stato impedito per una serie di motivi, fra i quali uno fondamentale è la mancanza di una catena con lucchetto, che uno può dire, COMPRATELA, però proprio non ci riesco sapendo che a casa dei miei ce ne sono quattro e dovrei solo fare lo sforzo di andarne a prendere una, o convincere mia sorella che IN EFFETTI CI SONO QUEI CAZZO DI LUCCHETTI E CHE SE LEI NON LI TROVA è SEMPLICEMENTE PERCHè NON LI CERCA. VA BE. ragionando appunto sull'inutilizzo della mia bici e sulla diffusa abitudine del saccheggio di ciclidi ho elaborato un piano di razionalizzazione del traffico by bike nelle città di piccola e media dimensione. il piano consisterebbe nell'acquisto, da parte del comune, di un certo numero di mezzi a due ruote, circa un ottanta percento di bici normali e un venti percento di tandem per due. tali mezzi, il cui numero dovrebbe essere pari al cinquanta percento della popolazione cittadina contando anche i non residenti, dovrebbero venire posizionati in punti-bici in giro per la città, non lontani fra di loro, massimo trecento metri, dove ne verrebbero parcheggiati da dieci a quindici, ma anche in numero maggiore in punti focali, come la stazione, le sedi universitarie e scolastiche eccetera. Si procederebbe poi (o prima) all'eliminazione di tutte le bici di proprietà privata che potrebbero essere usate solamente fuori dal centro cittadino o dove comunque il servizio di biciclette comunitarie non ci fosse. In questo modo tutti potrebbero usufruire liberamente di biciclette per i tratti desiderati, senza l'obbligo di riportare i mezzi dove li hanno presi. semplice no? in un mondo perfetto e abitato da gente onesta come me il comunismo della bicicletta sarebbe una cosa utile e risolverebbe una quantità di problemi a cui oggidì va incontro la società. naturalmente Jun mi ha insultata dandomi della bolscevica (no, non mi ha detto proprio BOLSCEVICA, mi ha detto COMUNISTA e basta, ma a volte mi piacerebbe farmi prendere a insulti un po' diversi invece che i soliti due o tre che mi appioppano regolarmente). Tuttavia, rimango della mia idea.

una faccia da killer

sabato, 06 ottobre 2007
Non so più in cosa credere. premesso che non ho mai creduto in niente in vita mia, ma ho sempre desiderato credere in qualcosa. credere nell'amicizia, avere fiducia nelle persone, credere nell'amore, nel futuro, in un'entità superiore. non ho mai nemmeno creduto in me stessa. In ventitrè anni non c'è mai stato un punto fermo, una sicurezza, un vaffanculo tutto perchè avevo qualcosa a cui aggrapparmi. o magari ce l'avrei avuto, ma non me ne sono mai accorta, o meglio, non ho mai voluto dargli l'importanza che avrebbe dovuto avere. non sono mai stata sincera con nessuno, mai sincera fino in fondo, mai limpida, mai pulita, mai trasparente in modo totale. ci sono mille cose che ho nascosto, alcune per non fare male agli altri, alcune perchè mi vergognavo di me stessa, alcune perchè semplicemente volevo evitare domande, alcune perchè avrebbero distrutto l'immagine di me che mi ero costruita. tutto questo per quella convinzione che esista un giusto e sbagliato e che vorrei sembrare giusta, mentre invece sono tutta sbagliata. ci sono persone che hanno fatto errori più gravi dei miei, ma che non sentono come errori in quanto la loro moralità è diversa, che magari considerano i miei peggiori rispetto al loro modo di vedere. persone a cui la vita ha dato molto, tanto di meno che a me, che sono stati più sfortunati, che hanno sballinato di testa, roba da centro di igiene mentale. mentre io vorrei essere speciale, ma non mi sento tale. vorrei essere speciale, ma trovo sempre il modo sbagliato per esserlo e nel momento in cui lo trovo, nascondo, cerco di dimenticare, o di cullare quelle cose per me sola, perchè il mondo non le considera speciali, ma solo da cogliona. eppure non ci sto bene. il pensiero di tornare alla "normalità" mi fa andare di testa, la prospettiva di riuscire a fare qualcosa di speciale rimanendo nelle righe mi è inconcepibile. e rendersi conto dell'errore non basta a rimuoverlo. faccio una lista di tutte le cose che non sono e mi viene da piangere. non sono forte, non sono decisa, non ho le palle per mollare l'università e neanche quelle per parlare con i miei genitori. ho preferito scappare, ma scappando non si risolve un cazzo. o magari si risolvono piccole cose che migliorano un po' la situazione, ti creano nuovi stimoli, ti fanno conoscere persone nuove, ti incaricano di mai viste responsabilità - ma ancora, non basta.
E tutto questo perchè vorrei avere fiducia nelle persone, ma non ci riesco. Epperò nessuno può vivere senza qualcun altro in cui credere.

chi non muore sta meglio di prima

venerdì, 05 ottobre 2007

A volte mi domando seriamente, ma molto seriamente, se non sto letteralmente buttando la mia vita nel cesso. C’è un piccolo ragno che si muove ma sta fermo sempre nello stesso punto di una mattonella bianca della cucina. Vorrei scrivere una similitudine divertente utilizzando come termini me e il ragno, ma non credo di farcela. Sono provata. Sono provata dallo scarico otturato dei DUE lavandini della cucina, lavandini che è da tre giorni che svuoto dell’acqua putrida stagnante e melmosa (pasta, pezzi di verdura, pezzi di carne, olio di frittura e caffè) che Ivana e Tiziana continuano a produrre. Sono provata dai cazziatoni di Ivana perché l’altra mattina ho lasciato NUMERO TRE sopracciglia nel lavandino e uno schizzo di dentifricio (e allora te pulisci quella MERDA che c’è in cucina, eccheccazzi! Menomale che con lei ho imparato ad annuire e fare la brava, tranne poi tirarle tre o quattro sante madonne ben assestate quando esce dalla stanza). Sono provata dall’alcol. Parecchio provata. E sono provata dal fumo e dalle scarpe che mi hanno ridotto i piedi a quelli di una cinese. Sono provata dalle spugne e dal detersivo per piatti, da una manicure inesistente e dalla mia immagine con i capelli corti riflessa in ognuno dei sette specchi che ci sono in casa (senza contare quelli DENTRO gli stipetti del bagno). Sono provata dal freddo, perché non è possibile che in terrazzo faccia più caldo che dentro e, soprattutto, dentro camera mia. Sono provata dalle ristrettezze economiche e da un capo che non mi paga lo stipendio, ma la prima volta che lo vedo proverò con la tattica del MI SERVONO ASSOLUTAMENTE SOLDI SENNò NON PAGO I FONDAMENTALI GENERI ALIMENTARI E L’AFFITTO. Sono provata dalla mancanza di verve letteraria, senza la quale non riesco a mettermi al computer a scrivere cose COSE decenti da pubblicare sul blog, preferisco salire sul tetto con mia sorella e guardare i tetti di Udine, elaborare frasi meravigliose ma non sapere come legarle. In tutto questo continuo a rovinarmi guardando Uomini e Donne cercando di tirarmi su di morale, pessima abitudine, mi schifo da sola.
Nonostante tutto, però, i giorni sono belli, c’è profumo di oleandro, le coinquiline basta mandarle a fanculo e sorridere gentilmente chiedendo a Ivana come va con il suo pseudo moroso, non sentirsi in colpa se non vado a lezione perché tanto le mie cose le faccio lo stesso, aprire la catena che avevano messo alla MIA bici e liberarla (finalmente), mangiare un panino prosciutto olive formaggio alla Taverna e buone pina colada come dico io. Svegliarsi la mattina con un nervo del ginocchio fuori posto, calarsi un’aspirina per il mal di testa, mettersi la crema al cioccolato della Clèo. Uscire alle undici perché un tuo amico è in scompenso emotivo, quando eri già praticamente in pigiama. Caffè d’orzo, caffè normale, gelato allo yogurth variegato alla gelateria Luna prima di andare al lavoro. E poi al lavoro, finalmente, dove sgambetti e servi i tavoli e ti stanchi e il tempo ti passa e stai bene, perché adesso hai qualcosa da aspettare e qualcosa che aspetta anche te.

rincoglionimento precoce

giovedì, 27 settembre 2007

E' appurato. Soffro di rincoglionimento precoce. Ieri ne ho avute due lampanti ed inconfutabili prove. Forse dovrei smettere di bere, o forse dovrei smettere di fumare, prima che il mio fegato e i miei polmoni non decidano di licenziarsi da soli, in una versione al contrario della pubblicità della Swiffer. E allora lo so, una sera, mentre me n starò comodamente appollaita a uno sgabello del Black Stuff sorseggiando una caipiroska e fumando una Lucky, vedrò il mio fegato  i miei polmoni attraversare la strada facendomi ciao ciao con la manina, ci dispiace, ma a queste condizioni noi non ci stiamo più. E uno potrebbe obiettare che senza fegato e polmoni una persona potrebbe anche sopravvivere dignitosamente, (beh, uno di Heroes forse potrebbe, ma ricordo agli avventori che io SONO una di Heroes, il mio potere consiste in quella facoltà tanto rara quanto inutile di riuscire a esprimere un concetto di una parola usandone almeno mille) ma senza cervello la cosa è un tantino più complicata. E anche avere un cervello vuoto non è che sia il massimo. Il mio cervello credo che si stia lentamente svuotando. Una volta avevo un pendolino cerebrale piuttosto veloce, riusciva a produrre sollecitazioni alle pareti craniali con una frequenza di almeno una o du volte al secondo, dandomi la capacità di ragionare in modo discretamente veloce e coerente. Adesso credo che le sollecitazioni si stino vertiginosamente riducendo a una o due al minuto, cosa del tutto deleteria, sopattutto quando ci va di mezzo la tua stessa vita.

Insomma, capitò che ieri pomeriggio pioveva a dirotto e io avevo passato l'intera giornata chiusa nell'appartamento della famiglia Addams trascinandomi da un divano a una sedia e intervallando il tutto con qualche cicca nel terrazzo della cucina, una telefonata e qualche messaggio minatorio di Jun a proposito della mia pessima condotta sociale destinata a portarmi al fallimento come ragazza, donna, persona, essere vivente dotato di una qualsivoglia moralità. Alle ore quattro e mezza mi ero appena versata il caffè d'orzo nella tazza da due euro comprata da Oviesse e mi stavo apprestando a pulire il fornello quand'ecco giungere la telefonata di Jun. telefonata durata trenta minuti, durante i quali me ne sono rimasta seduta al tavolo della cucina con tutte le pore chiuse, onde evitare che Ivana o Tiziana potessero carpire particolari poco ortodossi a proposito della mia vita di ragazza semplice (all'aggettivo FACILE preferisco SEMPLICE, l'ho sempre detto). naturalmente la telefonata si è conclusa con: a) me che mi sentivo una erda, perchè ho ventitrè anni e mi illudo di avere un cervello, ma come detto prima, non ce l'ho, e Jun rincara regolarmente la dose; b) un leggero al di testa imputato alla suddetta discussiona con Jun; c) il caffè d'orzo freddo che già non è il massimo caldo figurarsi dopo mezzora. presa dal cupo sconforto e dal buio umor nero, sono rimasta per altrei venti minuti accasciata al tavolo della cucina, cercando di convincermi sarebbe stata cosa buona e giusta non invischiarmi ulteriormente in storie a senso unico con gente più grande di me di sei anni e che, parole di Jun, può rigirarmi come gli pare, anche se io sono forte e decisa e potrei ipoteticamente mettere sotto chiunque. Ipoteticamente. Anche se non sembrerebbe. Insomma. Tiratene fuori adesso che puoi. intanto il mal di testa aumentava e pure un certo senso di sonnolenza, imputati al fatto di aver fatto tardi la sera prima e aver ingurtitato qualche unità alcolica di troppo. Stavo quasi per addormentarmi quando Ivana è piombata in cucina spalancando la porta e gridando:

"MA CHE CAZZO è QUESTO ODORE DI GAS? FRANCI MADONNA, CHE FAI?"

Ed è così che ho rischiato di morire. A causa di un caffè d'orzo. E del fatto che sono ricnoglionita.

Alle sei, dopo la simpatica esperienza del gas, dovevo andare a lavorare. Benissimo. Mi sono vestita, ho preso la borsa, il libro di ecologia e, dopo quindici minuti per fare una starda che di solito me ne prende cinque senza la pioggia e la tromba d'aria, sono arrivata in bar.  Naturalmente mi ero dimenticata a casa il cd che avevo fatto non pià di due ore prima APPOSITAMENTE da ascoltare sullo stereo del lavoro, ma questo è il meno. Ho staccato alle nove e mezza, sono andata ai Piombi, al Bardot e al Gambrinus, prendendomi circa trenta litri d'acqua addosso, ribaltando l'ombrello almeno dieci volte e affogando in pozzanghere che nemmeno il lago di garda. Tant'è. Appena uscita dal Gambrinus e diretta verso il Balck Stuff, dove stavo cercando di trascinare una Lorena più ubriaca del solito perchè dovevo trovarmi con Vale, ecco la scoperta: niente chiavi di casa in borsa. Ci sono momenti in cui continuare a mantenere una certa dignità impossibile e tirare giù l'olimpo a suon di sante madonne diventa inevitabile; soprattutto quando ti prospetti una notte fino almeno alle cinque da passaresotto la pioggia seduta sul marciapiede in via Savorgnana 22 perchè con le chiavi di casa c'erano anche le chiavi del portone, of course. Per fortuna che Tiziana, la mia compagna di stanza, è una ragazza normale e simpatica anche se un po' scampanata, così le ho telefonato e mi sono fatta aprire la porta. Se avessi chiamato Ivana penso che mi avrebbe sbattuto il telefono in faccia, e avrebbe anche avuto un po' di ragione, sinceramente.

Morale della favola: stamattina mi sono tagliata i capelli corti. Non so cosa c'entri ma spero di diventare pià intelligente.

ladri di biciclette

martedì, 25 settembre 2007

Okay. Magari il karma ci ha messo del suo. Magari me lo dovevo aspettare che prima o poi anche a me qualcuno avrebbe rubato la bici. In fondo non si può andare avanti per molto a prendere in prestito bici altrui sperando che nessuno prenda in prestito la tua. Comunque, a mia difesa, devo ammettere che tutte le biciclette che ho fatto mie sono sempre state biciclette abbandonate e mai, dico mai, legate o chiuse; si è sempre trattato di velocipedi lasciate al loro destino, appoggiate a muri o su portabiciclette che fossero. La mia, invece, era bella chiusa con il bloccaruota e di certo non in luoghi sperduti come via del Bon o alla stazione ferroviaria. Tant’è che me l’hanno fottuta ugualmente. Magari non avrei dovuto lasciarla per due giorni e due notti di pieno e iper alcolico Friuli Doc lì tra lo Sportler e la gelateria Luna, però, stracazzi, era pieno centro, chi sarebbe mai andato a pensare che menti malefiche dotate di utensili malefici avrebbero potuto scardinare il blocca ruota e appropriarsi della mia meravigliosa Holland? Però è successo. E io ho quasi tirato giù l’appartamento a suon di calci e testate. Senza considerare la congiuntura di eventi della giornata: distrutta da due sbornie colossali e debilitata nel corpo e nella mente da incontri occasionali uomini più o meno impegnati (di cui già trattammo precedentemente). Ora, senza bicicletta mi ritrovavo come la tartaruga senza guscio, o come Hiro senza la spada, o Super Pippo senza i bagigi, non so se ci siamo capiti; insomma, sono stata costretta per una settimana ad elemosinare passaggi in giro per Udine e in particolare per il Città Fiera, luogo di rifornimento di carburante necessario quale Ice Coffee alla crema Donatella. Ma il Grande Demone Celeste mi vuole bene, per fortuna e così la bicicletta è tornata. Giovedì sera, di ritorno dal ristorante giappo super costoso dove per il modico prezzo di quindici euro ho potuto saturarmi (si fa per dire) di tre miseri pezzi di sushi e un molto coreografico ma per nulla sostanzioso tempura vegetariano, passando sotto la casa dello studente e studiando tutte le biciclette ivi deposte per trovare una degna sostituta alla mia, l’ho vista. Era lì. Ed era la Mia. Verde scuro, freno anteriore rotto, fanalino posteriore fracassato, sella della Selle Royal, ruote della stessa marca, campanello identico. Blocco della ruota posteriore spaccato. Nuova catena. L’azione successiva al ritrovamento è stata chiara e limpida, ovvero l’ordine perentorio a Dario di prendere la bici di peso e portarla fino al cortile dell’appartamento, ovvio, perché io non potevo fare sforzi e soprattutto dovevo coordinare l’operato in quanto possidente della bicicletta stessa. Naturalmente, dato che CERTE COSE non bisogna azzardarsi a farle A ME, ho lasciato un biglietto scritto bello grande alla colonna dove la mia bici era stata sprovvedutamente appoggiata. Il biglietto recitava più o meno così: BABBEO! CI SIAMO PASSATI TUTTI AL FRIULI DOC! MA CON CHI PENSAVI DI AVERE A CHE FARE? E LA ROSA GIALLA DOVE L’HAI MESSA? LA RIVOGLIO. Biglietto firmato, naturalmente, con il mio solito e lapidario Fra e l’indirizzo di codesto blog. Non che ce l’abbia realmente con il ladro, in fondo lo capisco, quando si necessita di una bici c’è poco da fare, o la rubi o la rubi, ma più che altro sono rimasta basita dalla sua simpatica innocenza e sfiga. Dev’essersi sicuramente trattato di un novellino del mestiere e me ne dispiace per lui (mentre ne sono molto felice per me). Ed insomma adesso ho la mia bici legata con una catena non mia in cortile, comunque inutilizzabile, ma potenzialmente sfruttabile, non appena qualcuno si degnerà di prestarmi un paio di tronchesine. A meno che il ladro sopracitato, mosso da imbarazzo e incontenibile simpatia per la sottoscritta, non decida di venirmi a trovare con le chiavi del lucchetto, in modo da recuperare integra la sua catena e guadagnare qualche utile dritta sul furto di biciclette altrui.

Vostra Fra, in posizione Nadu.

PS_lavoro anche stasera, perché Patti deve coprire il turno di Amanda e io quindi devo coprire il turno di Patti. Medito una danza della pioggia da far scrosciare su Udine dalle sei di sera fino a quando Milan non deciderà che è inutile tenere aperto, lasciandomi libera di andarmi a sbronzare da qualche parte senza cadere a terra stremata dalla stanchezza di accontentare tutte le assurde richieste dei clienti del bar che attaccano tre tavoli e si dispongono a falange e soprattutto dal disagio psicologico dovuto alle molto probabili comparsate di gente che, se non continuasse a fissarmi come se fossi una deficiente rompi cazzo, non mi darebbe più fastidio di quanto me ne dava fino a due settimane fa. Amen.

101*Colpi*Di*Spazzolino*Prima *Di*Uscire*Di*Casa

Utente: Fra_LeNuvole
Nome: Francesca B


...guarda bene fratellino...guarda bene...

radio korova on air



ufficio reclami




per qualsiasi tipo di reclamo o se sentite il bisogno di esprimere più compiutamente la vostra smodata ammirazione nei miei confronti, la Regina Mab (cioè me medesima, dispensatrice di sogni) è rintracciabile di nuovo all'indirizzo

la_scrittrice_skizzata@msn.com

e ricorda: può ridere o piangere, ma FRA TI RISPONDE SEMPRE!



I'll be there very soon




Queen Mab




*LA REGINA MAB POPOLA I TUOI SOGNI*
^ Vorrei ficcarmi le dita allo stomaco spaccarmi le costole spezzarle con grandissimo dolore aprirle so che non verrebbero fuori visceri fegato cuore verrebbero fuori neve alberi fuoco venti pioggia perchè io sono fatto così vegetale e libero. ^

foglietto illustrativo




1) questo sito è protetto dall’Associazione delle Scrittrici Fallite (ASF) come specie in via d’estinzione

2) l’autrice è alla ricerca della gloria e della fama: qualsiasi tipo di pubblicità sarà assai gradito e più che giustamente remunerato

3) sofferente per la sua condizione di single-in-presunto-idillio-con-sé-stessa, l’autrice non risponde di quello che potrebbe scrivere nei momenti di depressione catatonica

4) viene accolto con gioia qualsiasi tipo di commento, soprattutto quelli di smodata ammirazione e incontenibile adorazione per l’autrice stessa, ma anche gli insulti e le critiche al vetriolo

j'adore


° intro °


* solo da un grande caos interiore può nascere una stella che danza *
NIETZSCHE

*Ora ho il tuo splendido sorriso da succhiare: sfavilla di felicità. L'osservo su dalla tua fronte vanitosa che ai miei baci ha chiesto la priorità*
MARLENE KUNTZ

*Un modo per rendere potabile l’acqua è di metterci dentro del vino rosso...(o del prosecco - parecchio - e tanto aperol)*
JEAN-CHARLES et MISS FRA



*Perché dipendo da te
Dai tuoi begli occhi neri
Dalle mani, dai piedi
Li voglio mangiare
Dipendo da te
Dai tuoi desideri
Dai denti bianchi
Dai capelli e dai fianchi
Dalle unghie ai vestiti
Dalle tue sigarette
Dagli stivali di pelle
Dal gusto che hai
Dalle storie che muovi
Dai baci profondi
E da quelli che neghi
Dipendo da te
Dalle labbra sottili
Dai lobi e dal collo
Dalla pelle del seno
Dai buchi del naso
Dai tuoi begli occhi neri
Dalle mani, dai piedi
TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI - Dipendo da te



"Oh deliziosa delizia e incanto. Era piacere impiacentito e divenuto carne. Come piume di un raro metallo spumato, o come vino d'argento versato in nave spaziale. Addio forza di gravità. Mentre slusciavo, quali visioni incantevoli..."




*Miss Fra FotoLog*

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* monte olimpo *








* cineteque privèe *
















* i libri appiccicosi *











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