e raffaella canta
Ultimamente mi capita troppo spesso di intristirmi e di diventare acida e fastidiosa. Mi starò trasformando in una vedrana, lentamente ma inesorabilmente, oppure mi sveglierò in tale condizione una mattina nel mio letto, come nella METAMORFOSI di Kafka, una completa vedrana al cento percento, senza possibilità di recessione. Sono gli inconvenienti a cui può andare incontro una ragazza di oggi,a tal proposito potrei citare una canzone dei Baustelle (“forse perché non le piace la gente, o quella festa che ha dentro di sé, quando vorrebbe la tranquillità, il niente” – chi la indovina non vince niente, anche perché l’ho già citata un paio di volte). Jun dice che il motivo vero del mio incupimento è l’appartamento in cui vivo, che ogni volta che ci pensa viene tristezza anche a lei, ma io alla fine qua dentro non ci sto male, a parte quando Ivana inizia a pulire alle otto e mezza di domenica mattina mentre io carlita e raffaele cerchiamo di dormire perché siamo tornati alle cinque di notte. Oppure quando, sempre la domenica mattina, ma alle dieci e un quarto, parla a circa duemilacinquecento decibel al telefono in bagno e poi si lamenta perché quando torno a casa la notte e sbatto la porta – ma cazzarola, sarà colpa mia se la porta non si chiude altrimenti! Io invece imputerei la mia tristezza a ben altri motivi, tra cui non ultimo il fatto che tre giorni fa, dopo due settimane che non vedevo Okkasan, questa mi ha accolta con un “Hai una faccia strana Fra, ma che hai messo su un po’ di peso?...no perché guarda che io sono contenta se hai messo su un due chiletti”. Mamma poco sensibile e urticante involontariamente. Potrei anche pesare trenta chili ed essere in punto di morte, ma non puoi venirmi a dire che sono ingrassata, è geneticamente inconcepibile per una ragazza essere contenta o perlomeno indifferente a una cosa del genere. Oltretutto, per continuare il mio regime di ingrassamento, naturalmente mi ha riempito un piatto cono di ravioli e a mettermi davanti roba tipo mozzarella e pan carrè e frutta sciroppata, mentre l’unica cosa che volevo era che il pranzo giungesse al termine per mangiarmi i pan di stelle che avevo visto in dispensa, dal momento che è da circa tre settimane che non tocco un biscotto o un dolcino che sia diverso da una pallina di gelato o una brioche avanzata del Barbaro e devo dire che ne sento la mancanza. Ho bisogno di un FOTTUTO BUON DOLCINO COME SI DEVE! Probabilmente anche per questo motivo sono leggermente irritabile ultimamente. Una persona normale non può nutrirsi quasi esclusivamente di pizza, kebab, cinese, piadina e panini e poi pretendere di mantenere un equilibrio mentale, o no? Il fatto è che proprio non ci riesco a usare la cucina, non ho tempo e, soprattutto, non ho niente in dispensa a parte tre tipi diversi di crackers, pasta, cous cous, riso e mais. I tre tipi di crackers però sono speciali, tutti Vitasnella ovviamente. Bah, che vergogna. In quanto ai liquidi ingerisco praticamente solo alcol, succhi di frutta e caffè al ginseng, l’acqua la incontro più o meno due o tre volte alla settimana, ma sempre in gran quantità, roba da due litri in un’ora. Anche l’acqua è Vitasnella comunque, tanto per essere precisi. Oh, ma sentite, checcipossofare? Io alla fine sto bene così. Poi magari va a finire che rischio di scoppiare a piangere durante il corso intensivo di francese di sei ore il sabato mattina, mentre la maestra ci fa sentire UNE BELLE HISTOIRE di michel fugain, chissà perchè, solo che più la ascoltavo, più mi saliva il magone. Il che potrebbe anche sembrare normale visto che non è propriamente la canzone più allegra di questo mondo e farebbe intristire anche la persona più ottimista e allegra di questo mondo, ma non potevo permettermi di farlo davanti ai miei compagni di corso: rispettivamente Giulia quella che sembra Violante Placido dopo una plastica imbruttente, Anna l’amica di Dario che si porta il pranzo da casa d io certa gente non riuscirò mai a capirla (fortuna che mi ha detto che la prossima volta andiamo al Mac Donald), Willy il trentanovenne mezzo francese sostanzialmente disoccupato al suo quarto anno sabbatico non si capisce dopo cosa ma che in realtà lavora per qualcosa tipo medici senza frontiere, Viviana che ha offerto da bere a tutti per il suo compleanno sembra scema ma è sgaia, Massimo che avevo scambiato per il dee-jay che era venuto al Barbaro per il Friuli Doc – solo messo molto più a lucido –che fa i corsi di cucina e sembra Geronimo Stilton, e poi dulcis in fundo il meglio del meglio, che naturalmente è arrivato in ritardo il primo giorno, ovvero Ramon, il designer alla Fabio Volo che ho fissato in modo fastidioso per circa quattro decimi del corso (altri quattro decimi pensavo ad altro e cercavo di non piangere, i restanti due decimi sono stata attenta). E poi, tanto per essere precisi, non è che una possa essere il massimo della felicità quando il suo titolare le deve due mesi di stipendio e per risparmiare è tentata di accettare gli inviti a cena di vecchi sessantacinquenni clienti del bar che vogliono portarla a mangiare FEGATO ALLA VENEZIANA e non è neanche in grado di comprarsi quella MERAVIGLIOSA borsa viola lucido che hanno all’Olimpionico, cazzo cazzo cazzo – voglio quella borsa, la voglio adesso qui, subito, immantinente, insieme a una bruschetta con il pomodoro della Polse, una prospettiva già fatta per Garbin e un caminetto da tenere in salotto e accendere quando si muore di freddo, cioè adesso. Però potrei fare a meno anche di tutto il resto se solo avessi quella borsa grande enorme e bellissima. Vedete, io l’ho sempre detto che sono una ragazza semplice.
Vostra Fra, di nuovo in posizione Nadu







