il comunismo della bicicletta

martedì, 09 ottobre 2007
Ieri stavo tornando dall'università in macchina con Jun. Insieme a noi, la nuova tavoletta del water e un gelato caldo al monte bianco in pancia (chiamasi anche GELATO FUFFA, essere una delle cose più buone che io abbia mai mangiato in vita mia, da provare in tutti gli altri gusti e in quantità - ovviamente - industriale; per quanto riguarda la tavoletta, c'è poco da dire, è brutta come qualsiasi altra tavoletta del cesso che abbia potuto comprare e presumibilmente molto più difficile da montare rispetto a qualsiasi altra tavoletta del cesso che abbia potuto comprare, questo è quanto, pace e bene). Fatto sta che dopo la liberazione della mia bici grazie alle tenaglie che Moralizz mi ha gentilmente portato l'altra sera, l'utilizzo della bici stessa è stato impedito per una serie di motivi, fra i quali uno fondamentale è la mancanza di una catena con lucchetto, che uno può dire, COMPRATELA, però proprio non ci riesco sapendo che a casa dei miei ce ne sono quattro e dovrei solo fare lo sforzo di andarne a prendere una, o convincere mia sorella che IN EFFETTI CI SONO QUEI CAZZO DI LUCCHETTI E CHE SE LEI NON LI TROVA è SEMPLICEMENTE PERCHè NON LI CERCA. VA BE. ragionando appunto sull'inutilizzo della mia bici e sulla diffusa abitudine del saccheggio di ciclidi ho elaborato un piano di razionalizzazione del traffico by bike nelle città di piccola e media dimensione. il piano consisterebbe nell'acquisto, da parte del comune, di un certo numero di mezzi a due ruote, circa un ottanta percento di bici normali e un venti percento di tandem per due. tali mezzi, il cui numero dovrebbe essere pari al cinquanta percento della popolazione cittadina contando anche i non residenti, dovrebbero venire posizionati in punti-bici in giro per la città, non lontani fra di loro, massimo trecento metri, dove ne verrebbero parcheggiati da dieci a quindici, ma anche in numero maggiore in punti focali, come la stazione, le sedi universitarie e scolastiche eccetera. Si procederebbe poi (o prima) all'eliminazione di tutte le bici di proprietà privata che potrebbero essere usate solamente fuori dal centro cittadino o dove comunque il servizio di biciclette comunitarie non ci fosse. In questo modo tutti potrebbero usufruire liberamente di biciclette per i tratti desiderati, senza l'obbligo di riportare i mezzi dove li hanno presi. semplice no? in un mondo perfetto e abitato da gente onesta come me il comunismo della bicicletta sarebbe una cosa utile e risolverebbe una quantità di problemi a cui oggidì va incontro la società. naturalmente Jun mi ha insultata dandomi della bolscevica (no, non mi ha detto proprio BOLSCEVICA, mi ha detto COMUNISTA e basta, ma a volte mi piacerebbe farmi prendere a insulti un po' diversi invece che i soliti due o tre che mi appioppano regolarmente). Tuttavia, rimango della mia idea.

succhiotti

lunedì, 01 gennaio 2007
Sono del tutto priva di ispirazione e soprattutto di VOGLIA e TEMPO per scrivere qualcosa di interessante o anche solo vagamente piacevole per poter intrattenere i miei ormai ridotti al lumicino lettori affezionati. Quindi riporterò con una certa soddisfazione un pezzetto di quello che dovrebbe diventare il GRANDE MERAVIGLIOSO ECCELSO ECCEZIONALE FANTASTICO SUPERLARTIVO romanzo della Fra, un lavoro di dimensioni colossali sulla specie di Prep e Teoria e Pratica Di Tutte le Cose, che probabilmente non vedrà mai la luce, ma, tant'è.

Ormai il venerdì pomeriggio non aspettavo altro che arrivasse lunedì e il week end passava sempre così lentamente che l’unica cosa che potevo fare per annullare i miei pensieri di noia preventiva era comperare Vanity Fair. Ma Vanity Fair durava troppo poco, anche perchè non lo leggevo mai fino alla fine, limitandomi all’oroscopo. L’aula della lezione di informatica del lunedì si chiamava Feruglio e quando l’avevo vista il primo giorno mi era subito venuto in mente quel mio compagno di scuola delle superiori, uno alto e allampanato, che se fosse stato un cartone animato sarebbe stato Pippo. Non stava simpatico a nessuno, tutti lo prendevano in giro perchè sembrava leggermente disadattato, ma non aveva alcuna menomazione particolare evidente, tale da indurre quel lieve senso di colpevolezza nel momento in cui ci si prendeva gioco di lui (con questo intendo dire che se fosse stato down o ci fosse stata la certezza che avesse qualche disturbo particolare, come ad esempio quella mia compagna delle elementari che veniva seguita dalla mestra di sostegno, probabilmente una come me si sarebbe sentita in colpa a prenderlo in giro. Del tipo: “poverino, è nato sfortunato”. Dal momento che l’essere disadattato di Marco Feruglio dipendeva solo ed esclusivamente da un suo essere così proprio come persona e forse volendo avrebbe potuto sfangarsi dalla sua condizione esistenziale di sfigaggine, tutti indistintamente ci sentivamo autorizzati a prenderlo per il culo – vedendo in ciò anche una missione divina, come se lui, assumendo coscienza del suo status sfigandi, avesse potuto finalmente cercare di liberarsene).  Una mattina dell’ultimo anno si era presentato in classe con una sciarpa e all’inizio della terza ora ancora non se l’era tolta; nella mia totale ingenuità da bambina non ero arrivata alla logica conclusione a cui era pervenuto il novantacinque percento della classe, ovvero che probabilmente aveva un succhiotto. Succhiotto?
Non sapevo neanche cosa volesse dire di preciso quella parola, non rientrava nel mio vocabolario giornaliero e riuscivo a darle un senso solo se mi ci applicavo. Non so se mi spiego: ci sono certe parole che tutti hanno impresse nel cervello con un’immagine appicicata, altre che l’immagine devi ricostruirtela volta per volta. Il processo non è così lungo da poter essere percepito da chi non ci fa caso, ma da me sì. Succhiotto era una di quelle parole nella mia mente. Ad ogni modo, mentre stavamo trasferendoci con armi e bagagli nell’aula multimediale, dove avremmo dovuto compilare una specie di test di inglese, Feruglio andò a dire a Elisa che sì, in effetti la sciarpa ce l’aveva perchè il giorno prima la morosa gli aveva lasciato l’indelebile segno del suo affetto, uno stampino arrossato sulla sinistra del suo collo da fenicottero. Glielo fece anche vedere, scostando la sciarpa e assumendo un’espressione soddisfatta (ci scommetto). Già il semplice fatto che Marco Feruglio avesse una ragazza era abbastanza sconcertante di per sè e sotto tutti i punti di vista, il pensiero che questa ragazza si prestasse pure a certe pratiche (e chissà a cos’altro. Non avevo un’idea molto chiara del sesso, allora, o meglio, ce l’avevo, ma tendevo a rimuovere certe immagini dalla mia mente) era quasi inconcepibile. Senza contare che io non avevo mai avuto nessuno che mi facesse un succhiotto o che mi sfiorasse anche solo le labbra con le sue – non avevo mai avuto neanche il vago barlume di un ragazzo, in realtà – quindi non riuscivo proprio a capire come un essere oggettivamente inferiore con Feruglio potesse vantare non solo una ragazza, ma pure un succhiotto. Io (una ragazza non bellissima, okay, leggeremente sovrappesso, va bene, mediamente sfigata, siamo d’accordo, ma intelligente, simpatica, interessante, disadattata ma fino a un certo punto) no, lui (sfigato all’inverosmile, brutto, ignorante, stupido) sì.

Quando vidi la targa affissa al muro con il nome dell’aula diedi di gomito ad Alessia, che era seduta alla mia sinistra, in una delle ultime file.

“Hai visto?”
 
“Oddio.” E, lo so, anche lei pensò al succhiotto e alla sciarpa e alla scritta che scorreva sugli schermi dei pc e alla Toninato che non diceva niente, perchè sotto l’eczema non era così stronza come voleva sembrare.

“Non so se ci porterà bene, sta cosa.”

“Speriamo.”

La S di Alessia non era una S pura. Era più una SC.

* * *

Fine del pezzo riciclato. Aggiornamento dopo essere andata cinque secondi in cucina. Stamattina mi sono sparata in endovena Jules e Jim, perchè è cosa buona a giusta martirizzarsi ogni tot tempo con la visione della decadenza umana e, soprattutto , beandosi di figure femminili negative che però hanno un'influenza malefica sulla sottoscritta. ovviamente durante la visione copiavo la tesi, ma il fatto che copiassi la tesi è del tutto superfluo da ricordare dal momento che lo faccio SEMPRE, devo specificare quando NON sto cpiando la tesi, cioè adesso, ad esempio. Comunque c'è una frase illuminante che dice Catherine, la negativa figura femminile di cui sopra, con il sorriso da statua greca  e il fascino di Jeanne Moreau (okay,  E' Jeanne Moreau), che volevo riportarvi per la rubrica

Frasi Famose Di Gente Famosa Da Ricordare Per Acquistare Punti Con Gli Intellettuali

"M'hai detto t'amo, ti dissi aspetta, stavo per dirti eccomi, tu m'hai detto vattene."

Al che Catherine si butta in acqua con Jim in macchina. E muoiono. Fine del film.

io amo la burocrazia

lunedì, 04 dicembre 2006
(mi tocca iniziare a scrivere più in basso sennò appena si apre il blog si vede la faccia di Luca il mio amore delle medie, il che non è molto bello.cioè, lui è bello, il fatto di aprire il blog e vedere la sua faccia non è granchè. insomma, ci siamo capiti)

Credo che un giorno o l'altro mi scontrerò violentemente contro uno dei camion de LA IGIENICA. E' un dato ineludibile, credo, perchè trovo camion della compagnia di depurazione fognaria praticamente ovunque vada. Non c'è giorno che esca di casa, con qualciasi mezzo (smart, bici o piedi), e non incroci LA IGIENICA. Un giorno farò una foto, così potrete tutti ammirare questo camioncione cromato e colorato con la scritta della compagnia in tutte le nuances dell'arcobaleno. Il bello è che so pure dove ha la sede e ci passo davanti regolarmente almeno una volta al mese, e non perchè mi sia di strada per andare in qualche posto particolare dove vado una volta al mese, ma semplicemente perchè capita che, senza alcun motivo immediatamente evidente, mi salti il grillo di girare a destra tornando per viale Palmanova (giusto perchè ho la mania di fare le strade più imbucate con la speranza di metterci di meno ed evitare il traffico) e allora eccola lì, LA IGIENICA scritto a caratteri cubitali. Solo quando vedo l'insegna so di esserci caduta di nuovo: ho girato a destra per fare la mia visita mensile. E' come una droga, o Luca il mio amore delle medie, che vedevo sempre e ovunque e davanti alla cui casa passavo davnti  casualmente ma in modo regolare, anche se abitava vicino al cimitero (notoriamente adall'altra parte della città rispetto a casa mia) e io al cimitero di Udine ci sono andata per la prima volta il primo anno di università, per rilevare le lapidi monumentali con il mio amico Jean di laboratorio di Rilievo e Tecniche della Rappresentazione. Tuttavia paragonare LA IGIENICA a Luca il mio amore delle medie non è così nobilitante per quest'ultimo, anche se vi assicuro che era veramente un figo pazzesco e adesso lo è ancora di più, senza contare che ha il fascino del giocatore di rugby di serie A, il che è tutto dire. Toh, ho trovato pure una sua foto su internet (di come è adesso, non di cose era alle medie), si vede che è proprio famoso. Non credo si offenderà se la posto qui sotto, anche perchè non lo saprà mai.



Se cercate il mio nome e cognome con google immagini, invece, non troverete foto mie, ma quelle che hanno messo nei tre articoli che ho scritto per vipditurno. Fate una prova. Per chi sa il mio cognome, questo, perchè per chi non lo sappia la cosa risulterebbe un po' ostica. Non lo scrivo (il cognome) perchè dopo magari Gestapo fa le sue ricerche egocentriche e mi sgama il blog, il che è l'ultima cosa che ho in programma di affrontare.

Ad ogni modo, non era di questo che volevo parlare oggi, ma di quanto io ami la burocrazia. Come l'etimologia stessa della parola dovrebbe insegnare, per burocrazia si intende il potere degli uffici. O almeno credo. Il fatto è che non mi va di andare a cercare sul vocabolario se "buro" sta per ufficio, lo ritengo possibile perchè in tedesco e in francese, effettivamente, ha questo significato. Solo che "crazia" deriva dal greco e quindi in teoria anche "buro" dovrebbe avere un'origine greca. Ma magari il tedesco e il francese hanno preso "buro" proprio dal greco, che è possibile. Vabbè. Fine della digressione etimologica. fatto sta che la burocrazia sottindende un ordine, o almeno, così dovrebbe essere nei casi migliori. Ma non posso mica considerare i casi peggiori, per cui IO AMO LA BUROCRAZIA PERCHè è ORDINATA. e, se fosse sempre ordinata, sarebbe pure efficiente. ORDINE = EFFICIENZA. Tu vai nell'ufficio, compili la tua cartina, vai in un altro ufficio, ne compili un altra e un numero di passaggi variabile a seconda di quello che devi ottenere, arrivi al risultato. Magari ti fanno tornare indietro di qualche casella, oppure ti fanno stare ferma un giro, ma alla fine il tuo risultato lo ottieni. E come garanzia hai tutte le tue carte firmate e controfirmate a perenne monitor del tuo iter. Cat. IO ADORO LE COSE ORDINATE. E CHE POSSONO ESSERE INCASELLATE E RIVISTE E MAGARI CORRETTE. E CHE HANNO UN RISCONTRO, no, UNA PROVA TANGIBILE CHE SONO AVVENUTE. Ad esempio la proroga del prestito dei libri della biblioteca: tu porti la ricevuta, loro ti ci scrivono sopra la nuova data di restituzione, ci schiaffano sopra il timbro e TADAAAAAAN ti puoi tenere "La casa rurale del Friuli Venezia Giulia" ancora fino al 10 01. Adoro.

Rivondosa Circus

sabato, 23 settembre 2006
Il nuovo vip del giorno è: Pierluigi Coppola, che non è il fratello di sfigato di Coppola il parrucchiere, ma lo scudiero (sempre sfigato, tuttavia) di Elisa di Rivombrosa, detto anche il Rivondoso (per ovvia motivazione, visti i capelli e una sua qualche vaga somiglianza con Paperino, protagonista di Paperina di Rivondosa). Quando lunedì sera scorso l'ho visto comparire sullo schermo dopo uno che somigliava a Milton, mi si è aperto un piccolo squarcio tra una voluta cerebrale e l'altra. Saltellante come un satiro e bardato come Papageno del Flauto Magico, Pierluigi ha fatto il suo ingresso nelle case degli italiani. Un po' a fatica, viste le corna da cervo reale che si è guadagnato nella fiction che l'ha reso famoso. Ma Pier è così: carino, simpatico e un po' pigna in culo. Non cambiare mai, sei già nei nostri cuori. Da notare che l'unica foto trovata con google è questa:



Per quanto riguarda il sosia di Milton, non ditemi che era proprio Milton, perfavore, anche se in effetti Mister Brown l'ha presentato con quel nome. Non è umanamente possibile che una persona decida di fare nella vita IL CONCORRENTE DI REALITY DI BARBARA D'URSO. Sto propendendo per questa duplice soluzione: o è in effetti il suo sosia, oppure un alieno di Invasion che ha sostituito il vero Milton. Probabilmente è un alieno di Invasion, dato che è pure dotato di un potere particolare di cui noi comuni mortali siamo sprovvisti: il dono dell'invisibilità. nel caso in cui quella persona sia il Vero Milton, allora invito tutti i lettori a fare una donazione all'ARMM, l'Associazione per il Recupero di Milton Morales, che provvederà in seguito a ricoverarlo presso una clinica di Disintossicazione da Reality a Malibù. Si pregano i lettori di sbrigarsi a versare la loro offerta, il ricovero deve essere quanto più tempestivo, in modo che Milton sia impossibilitato a partecipare alla prossima edizione rivisitata de La Pupa e il Secchione, ovvero Lo Gnocco e la Secchiona, che vedrà come conduttori Barbara D'Urso e Alfonso Signorini.



Già che siamo in argomento, completiamo questo outing parlando anche di Verissimo, così ci togliamo direttamente il pensiero. Se qualcuno si era preoccupato alla notizia che la nuova conduttrice sarebbe stata Silvia Berlusconi Toffanin, vorrei rassicurarlo: c'è anche Alfonso Signorini. Quindi, nel caso in cui foste stati indotti a guardare la trasmissione ammaliati dallo sguardo della dolce Silvietta, adesso che sapete che c'è pure Signorini, siete ufficialmente autorizzati a prendere armi e bagagli e trasferirvi nel Centro Commerciale più vicino per i prossimi sabato pomeriggio. Si dice che il caro Alfonso sia stato lautamente pagato per affiancare Silvietta e per impedirgli di portare in studio anche il tè con i biscotti. Una clausola nel contratto di entrambi recitava:
"E non scambierò mai con il mio conduttore battute sul tempo metereologico."
Apparentemente una clausola stupida, ma assolutamente necessaria: non è facile sopportare neanche per i due conduttori gli interminabili secondi di silenzio che seguono ogni sentita frase detta dall'uno o dall'altra.

Il Mac Donald's

martedì, 29 agosto 2006
Il Mac D è quanto di più socialmente ed economicamente corretto la cultura moderna abbia prodotto negli ultimi tempi. Magari si può discutere sulla qualità dei prodotti, magari si può aver da ridire sui valori nutrizionali di un Big Mac, oppure potremmo chiederci se le condizioni di lavoro dei suoi dipendenti siano umanamente accettabili e se non si meriterebbero forse un salario più alto, ma una cosa è certa: che tu ti trovi alla stazione di Udine o in piazza Duomo a Milano, il tuo bell'Happy Meal ti costerà sempre tre euro e novanta. All'uscita dell'autostrada di Senigallia o sulla via principale di San Pietroburgo, alla stazione Termini o al Disnei Village di Parigi...E tre euro e novanta potrebbero essere troppi per consumare un toast, due patatine e una coca piccola in Viale Europa Unita, ma sono sicuramente pochi per piazza Duomo.
Oltretutto il Mac D è stato spesso accusato di spersonalizzare i suoi clienti, o comunque una cosa del genere, insomma, di uniformarli, di privarli della propria identità perchè tutti, più o meno ricchi, geni della fisica o scaricatori di porto, si sono trovati UNA ALMENO UNA VOLTA a scegliere tra un Filet'O'Fish e un Cheeseburger, dubbiosi se prendere l'Happy Meal e portare il regalino alla sorellina o al nipote. Beh. Cazzo. Non è vero. Il Mac D è quanto di più personalizzante ci sia. Tu vai al banco, prendi la tua Greek Salad, paghi e vai a un tavolino. E chi ti rompe le balle? Sei del tutto invisibile, nessuno viene a romperti i coglioni e tu puoi esprimere tutta te stessa in totale libertà. Altrochè un ristorante qualsiasi, dove DEVI rivolgerti gentilmente al cameriere, DEVI ordinare quando te lo dicono loro e DEVI mangiare quando te lo portano, e poi hai sta gente intorno che, non essendo un posto immenso ed essendoci sicuramente meno gente che al Mac, di tanto in tanto guarda al tuo tavolo o cerca di carpire parti di discorso. E se una va da solo in pizzeria attira subito l'attenzione ("Cosa fa questo? Cosa nasconde? Perchè nessuno è con lui? Che triste..."), mentre se uno va da solo al Mac, beh, echissenefrega - un sacco di gente va da sola al Mac.

Amen.

e chi cambia canale...non è degno di essere italiano!

giovedì, 22 giugno 2006
  Pepepepepepè pepepepepepè pepepepepepepè
ho preso 28 ho preso 28 ho preso 28!!!!!!!
all'orale mi alzato di ben quattro punti, il che è molto di più di quanto io stessa sia alta in pollici...


Comunque. Dopo questa simpatica performance universitaria sono venuta a sapere che oltre ad essere COGLIONA adesso NON SONO NEPPURE DEGNA DI ESSERE ITALIANA. A questo punto sto seriamente pensando di trasferirmi in qualche paese dove non risulterei nè cogliona, nè indegna di essere italiana, ad esempio la Spagna - che se sono italiana non gliene importa niente a nessuno.
Ad ogni modo trovo molto maturo il comportamento di un uomo politico che per convincere il popolo a votare secondo le sue idee utilizzi gli stessi escamotage che da anni e anni la Gialappa usa per intrattenere i telespettatori su Italia 1 mentre c'è la pubblicità durante i loro programmi.

"E chi non vota Sì...
è un Jonathan del Grande Fratello!"

"E chi cambia canale...
non è degno di essere italiano!"

Fortuna che, a differenza di quando dice la didascalia della foto soprastante, quest'uomo non ci rapprensenta più. Credo comunque che se dovesse continuare a subire sconfitte su sconfitte - ad esempio, se vincesse il NO - lui tirerebbe fuori la storia che si è spontaneamente ritirato dalla politica perchè NAUSEATO DAL CORSO DEGLI EVENTI IN QUEST'ITALIA COMUNISTA.
Ora devo andare, la mamma mi ha preparato un panino al lampredotto per merenda...spero che abbia usato solamente intestina di bambini in fase di allattamento.



E dopo per smaltire il mio bambino quotidiano andrò a ballare...proprio come fa MATT(GRAZIE iRIS).

sono una cogliona

domenica, 09 aprile 2006

Ebbene sì, il grande giorno è arrivato, oggi si vota ragazzi e io sono piuttosto esaltata se devo essere sincera. Sarà da quel COGLIONI del Berlusca, sarà perchè almeno dopo lunedì ricomincia la normale programmazione televisiva, sarà perchè la speranza di non essere più rappresentata da un buffone è l’ultima a morire. Ma oggi si vota amici cari, e io lo farò pregando il Dio che non ho di palesarsi e fare il miracolo...ho fatto pure un voto per il voto: se vince la sinistra vado a messa a Pasqua, il che è tutto dire, ve lo posso assicurare. E sapete una cosa, faccio anche un’offerta di un euro, mi voglio proprio rovinare, ma per il futuro dell’Italia questo ed altro.

Dopo una settimana di merda come quella appena passata, tuttavia, non è che posso aspettarmi un finale tanto positivo – spero che le negatività passate servissero a bilanciare il successo delle elezioni. Per cominciare sembra che la primavera faccia effetto a tutti tranne che a me: praticamente tutti i miei amici e amiche sono stati presi da un febbrile senso dell’amore ricambiato, e dovunque chieda “come va” mi viene risposto con aria sognante che hanno trovato l’uomo/donna della loro vita. Sì, o del prossimo mese, ma poco importa. Senza contare che chi sta storicamente con qualcuno continua a starci e, lungi dal mollare chicchessia (che non sia io, che in sti casi ci rimetto regolrmanete), organizza anche romantici viaggetti in terra catalana, o al mare, o in qualche romantica città del risorgimento italiano (Firenze) – mentre io al massimo mi ritrovo a casa di mia nonna a Senigallia, nell’ormai da voi tutta conosciuta CCMTN (Casa di Cura per Malati Terminale di Nevrosi), con Gestapo, Okkasan, CS, Babushka e qualche parente di cui bisogna religiosamente attendere la visita pasquale...e io che non posso nemmeno mangiare la Colomba o l’Uovo di Cioccolato! Cosa caspita me ne faccio della Pasqua?

Beh, poi ovviamente non è finita qui. Venerdì dovevo dare insieme al mio amico/nemico/non si sa Andrea un esame che ci stiamo letterlamente portando dietro da un anno (e poi dicono che nelle università d’oggi per gli esami si studiano sì e no due settimane), ma giovedì il simpaticissimo prof a cui tirerei volentieri il collo, anzi, che impiccherei con il suo stesso intestino, ci ha clamorosamente scaricato addosso un tir di pura merda di denominazione d’origine controllata, annunciandoci che il giorno dopo non avremmo potuto presentarci. Allora: o io e Andrea siamo sfigati, oppure lui è un odiosissimo professore senza soddisfazioni nella sua vita privata che prova un sadico gusto a dimostrare la sua autorità sui suoi innocenti studenti. Francamente propenderei per entrambe le soluzioni.

Andiamo poi ad aggiungere a tutto ciò che Ilaria non ha intenzione di farmi smettere tirocinio i primi di maggio, per cui sarò costretta a trasferirmi a lavorare sul computer del Geometra Burbero, dove campeggia a tutto desktop un’immagine di Manuelona Arcuri senza veli completamente deformata, che sembra avere una settima invece di una quinta, e un calendario di Max vecchio di almeno quattro anni appeso al muro di fianco, con Elisabetta Canalis stile tette e culo al vento con qualche granello di sabbia appiccicato addosso (almeno lei non è deformata). Bene.

Ma io confido nel risultato elettorale. E nella vittoria di Clemente Pernarella alla fattoria. Tanto è ancora grande la mia fiducia in un mondo migliore.

101*Colpi*Di*Spazzolino*Prima *Di*Uscire*Di*Casa

Blogger: Fra_LeNuvole
Nome: Francesca B


...guarda bene fratellino...guarda bene...

radio korova on air



ufficio reclami




per qualsiasi tipo di reclamo o se sentite il bisogno di esprimere più compiutamente la vostra smodata ammirazione nei miei confronti, la Regina Mab (cioè me medesima, dispensatrice di sogni) è rintracciabile di nuovo all'indirizzo

la_scrittrice_skizzata@msn.com

e ricorda: può ridere o piangere, ma FRA TI RISPONDE SEMPRE!



I'll be there very soon




Queen Mab




*LA REGINA MAB POPOLA I TUOI SOGNI*
^ Vorrei ficcarmi le dita allo stomaco spaccarmi le costole spezzarle con grandissimo dolore aprirle so che non verrebbero fuori visceri fegato cuore verrebbero fuori neve alberi fuoco venti pioggia perchè io sono fatto così vegetale e libero. ^

foglietto illustrativo




1) questo sito è protetto dall’Associazione delle Scrittrici Fallite (ASF) come specie in via d’estinzione

2) l’autrice è alla ricerca della gloria e della fama: qualsiasi tipo di pubblicità sarà assai gradito e più che giustamente remunerato

3) sofferente per la sua condizione di single-in-presunto-idillio-con-sé-stessa, l’autrice non risponde di quello che potrebbe scrivere nei momenti di depressione catatonica

4) viene accolto con gioia qualsiasi tipo di commento, soprattutto quelli di smodata ammirazione e incontenibile adorazione per l’autrice stessa, ma anche gli insulti e le critiche al vetriolo

j'adore


° intro °


* solo da un grande caos interiore può nascere una stella che danza *
NIETZSCHE

*Ora ho il tuo splendido sorriso da succhiare: sfavilla di felicità. L'osservo su dalla tua fronte vanitosa che ai miei baci ha chiesto la priorità*
MARLENE KUNTZ

*Un modo per rendere potabile l’acqua è di metterci dentro del vino rosso...(o del prosecco - parecchio - e tanto aperol)*
JEAN-CHARLES et MISS FRA



*Perché dipendo da te
Dai tuoi begli occhi neri
Dalle mani, dai piedi
Li voglio mangiare
Dipendo da te
Dai tuoi desideri
Dai denti bianchi
Dai capelli e dai fianchi
Dalle unghie ai vestiti
Dalle tue sigarette
Dagli stivali di pelle
Dal gusto che hai
Dalle storie che muovi
Dai baci profondi
E da quelli che neghi
Dipendo da te
Dalle labbra sottili
Dai lobi e dal collo
Dalla pelle del seno
Dai buchi del naso
Dai tuoi begli occhi neri
Dalle mani, dai piedi
TRE ALLEGRI RAGAZZI MORTI - Dipendo da te



"Oh deliziosa delizia e incanto. Era piacere impiacentito e divenuto carne. Come piume di un raro metallo spumato, o come vino d'argento versato in nave spaziale. Addio forza di gravità. Mentre slusciavo, quali visioni incantevoli..."




*Miss Fra FotoLog*

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